Il dibattito sulla società industriale

IL DIBATTITO SULLA SOCIETA’ INDUSTRIALE
Liberali e liberisti, democratici, socialisti e comunisti
 

  

Nel momento in cui si affermò la rivoluzione industriale molti si interrogavano sulla sua validità, sul compito dello Stato, sulle disuguaglianze sociali. Nacquero diverse tendenze politiche:

Liberali e liberisti

Il liberalismo fu la tendenza politica tipica della grande borghesia. Per i liberali ogni uomo nasce libero e la sua libertà termina dove comincia la libertà degli altri. Ogni cittadino ha diritto ad esprimere liberamente le sue opinioni religiose, morali, politiche e, dal punto di vista economico, ha diritto ad intraprendere liberamente qualsiasi attività economica. Nell’economia, infatti, i liberali sono liberisti perché pensano che l’iniziativa economica debba essere libera: tutti devono avere il diritto di far affari, di commerciare o produrre e lo Stato non deve occuparsi di questioni economiche. Per i liberali le disuguaglianze economiche derivano dalle disuguaglianze tra le persone in quanto non tutti hanno le stesse capacità o la stessa voglia di lavorare.

Democratici

La tendenza democratica fu tipica della piccola borghesia. Secondo i democratici tutti dovevano avere gli stessi diritti politici e per questo opponevano al suffragio censitario, proposto dai liberali, il suffragio universale. Dal punto di vista economico per i democratici lo Stato doveva difendere i ceti sociali più deboli, tassando in modo proporzionale, cioè applicando le tasse in modo diverso, in relazioni a quanto si possedeva.

Socialisti 

Il socialismo fu la tendenza politica tipica degli operai, cioè dei proletari. Il loro obiettivo era la giustizia sociale, cioè una giusta distribuzione della ricchezza tra tutti i cittadini. Essi, infatti, volevano che tutti disponessero della stessa ricchezza: volevano l’uguaglianza sociale e per questo criticavano il diritto alla proprietà. Secondo i socialisti era necessario che lo Stato intervenisse nell’economia perché solo lo Stato poteva intervenire, attraverso delle riforme, per combattere l’ingiustizia sociale.


Comunisti

La riflessione socialista venne approfondita da numerosi teorici, il più importante di quali fu Karl Marx (1818-1883). La concezione della storia di Marx è chiamata materialismo storico, in quanto ciò che ritiene fondamentale nella storia sono le condizioni materiali di vita. Per Marx tutta la storia è infatti uno scontro tra oppressori e oppressi, sfruttatori e sfruttati. La storia è quindi uno scontro tra classi, tra gruppi sociali che hanno interessi diversi. Con la rivoluzione industriale questo si traduce con lo scontro tra la borghesia e il proletariato.Secondo Marx la proprietà è un furto perché nasce da un furto compiuto dal borghese a danno del proletariato. L’ingiustizia sociale deriva quindi da questo furto, dalla proprietà privata che può essere abolita solo con una rivoluzione violenta del proletariato. Con la rivoluzione violenta e la dittatura del proletariato si giungerà al comunismo, in cui cessa ogni sfruttamento, perché i mezzi di produzione sono comuni, di tutti.